Riflessioni sulla Costituzione

Dott. Emilio Palmiero Tributarista

Un amico nei giorni scorsi mi ha mandato delle riflessioni sulla nostra Costituzione. Era il 27 dicembre, 70 anni dalla sua promulgazione, e il Capo dello Stato celebrava la ricorrenza in una cornice di volti compunti. Fuori, indifferenza più totale. Allora ho pensato che valesse la pena pubblicare alcuni pensieri. Semplici, lineari, chiari.
Vista l’importanza e la complessità della materia, consideriamoli senz’altro spunti di riflessione. Non c’entrano col Capodanno, ma c’entrano molto con quello che, come Italiani, ci aspetta nel 2018: assumerci tutti la responsabilità di una nuova legislatura, un nuovo parlamento, e riappropriarci attraverso il voto democratico di quel potere e libertà insieme, di cui siamo titolari, che si chiama cittadinanza. Una responsabilità che ci è affidata per ricostruire l’Italia, per aiutare chi è più vulnerabile, più fragile, povero, meno competitivo a sentirsi protetto e a casa propria, e non abbandonato e in pericolo.Nelle prossime settimane parleremo di più di questi temi: vogliamo più sicurezza, certamente, ma anche più ragionevole speranza economica, per i giovani ma anche per i meno giovani, vogliamo più tutela per gli anziani, più giustizia nella sanità e nell’uso della ricchezza. Vogliamo la famiglia al centro della società e degli interventi pubblici, vogliamo offrire a tutti più formazione attraverso un sistema educativo moderno ed efficiente. Vogliamo un’Italia aperta al mondo ma orgogliosa e seria nel contesto internazionale, che si vada a riprendere quel rispetto che oggi abbiamo gravemente messo a repentaglio con una politica estera sciatta e superficiale, quando non connivente con logiche vigliacche, che barattano un profilo pubblico molto basso per il nostro paese in cambio di soddisfacenti contratti privati per alcuni italiani che hanno un nome, un cognome, e una ragione sociale.
Vogliamo tornare a essere orgogliosi di essere italiani, per questo racconteremo anche tanti esempi di cose buone e ben fatte, che nonostante tutto in Italia continuano ad esistere, ed anzi sono il motivo preciso per cui tutto il paese resta in piedi, invece di franare. A questi eroi del quotidiano dico grazie prima ancora di incominciare ad ascoltare le loro esperienze, e vi invito a farmene conoscere di nuovi, per condividere per una volta delle buone notizie, e prendere coraggio gli uni dagli altri. Altrimenti a che scopo scambiarci auguri e leziose figurine in questi giorni di messaggistica frenetica. Siamo contenti che inizi un nuovo anno non per stappare una bottiglia di più, ma perché non vediamo l’ora di cambiare il mondo anche nel 2018.
Irene Pivetti

La COSTITUZIONE!

Il 27 dicembre del 1947 il Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, promulgava la Costituzione, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre. L’evento, nei giorni scorsi è stato ricordato timidamente, con scarso entusiasmo. In tutti questi anni la carta fondamentale della Repubblica è stata modificata ma la sua “struttura” ha tenuto. Il tentativo di intaccarne le fondamenta, dai due Renzi-Boschi e dal PD, è stato sventato dal popolo italiano con il referendum del 4 dicembre del 2016. Ma in questi anni la Costituzione materiale ha subito trasformazioni sostanziali. L’avvento della cosiddetta seconda repubblica e i sistemi elettorali seguiti, ne hanno intaccato lo spirito e le ragioni più profonde. Un Parlamento di nominati ha rotto il rapporto tra eletti ed elettori-territorio. Il Parlamento è divenuto il prodotto delle consorterie dei movimenti che hanno sostituito i partiti e non è più, di fatto, il depositario della sovranità popolare, architrave della Carta promulgata nel dicembre del 1947. Altre “Sovranità” si sono imposte e il fenomeno dell’astensione dal voto e il disinteresse per la politica è divenuto patologico. La legge elettorale con la quale andremo a votare a marzo è la rivincita dei perdenti del referendum del 4 dicembre 2016 con il sostegno di forze politiche che pur si erano schierate per il No. Il dissolvimento dell’istituto di rappresentanza democratica si appalesa  quando si invoca il vincolo di mandato per i parlamentari. Infatti non esistono i grandi partiti quando le “migrazioni” erano rarissime perché c’erano progetti di società e ideali che animavano la politica. In questo quadro ne consegue la richiesta del vincolo di mandato per chi intende sottrarre al parlamentare, la rappresentanza della nazione (come recita, la Costituzione) per trasformarlo in strumento di logiche di interessi dai recinti ristretti! Speriamo che nella prossima legislatura siano presenti espressioni che si richiamino allo spirito che animò il costituente e che si avvii un processo che restituisca onore a una grande storia e si ripristino i valori della democrazia partecipata!

 

 

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