L’orgoglio di essere Italiani

 

Dott. Maurizio Zara Economist Advisor

Cari Amici
Oggi, quasi a coronare le parole della Presidente Irene Pivetti, pronunciate alla presentazione del nuovo movimento ItaliaMadre, sull’orgoglio di essere Italiani, sulla grande esperienza ed eccellenza del saper fare impresa e industria, orgogliosamente Giovanni Ferrero annuncia sulla Stampa di ieri “ Affare fatto, le barrette americane della Nestlé finiscono in un bel vasetto di Nutella”. Per 2,8 miliardi di dollari – circa 2,3 miliardi di euro, tutti in contanti – la Ferrero batte la concorrenza di Hershey e si aggiudica l’attività dolciaria della Nestlé negli Stati Uniti, business che nel 2016 ha assicurato circa 900 milioni di dollari (736 milioni, ragionando in euro) di ricavi. Gran colpo per il gigante di Alba che tiene alta la bandiera italiana.


L’anno inizia bene, vi chiederete a questo punto cosa c’entra quel coso nella foto e che relazioni ha con questa bella notizia: c’entra.
Correva il lontano ’91 quando il sottoscritto venne chiamato dal Direttore Commerciale di Olivetti Gianluca Braggiotti a valutare le potenzialità, i pricing e i target di QUADERNO OLIVETTI, cosi si chiamava quel “coso” lontano antenato dei notebook e dei tablet progettato da Ugo Carena e Alessandro Santalucia… ITALIANI. che in realtà PROGETTARONO IL PRIMO NOTEBOOK AL MONDO come dice wikipedia che riporto di seguito
“Quando fece il suo esordio, nel 1992, non c’era nulla di simile nel panorama internazionale. La casa lo definì “subnotebook”, nome che rendeva bene l’idea di un portatile che fosse più piccolo (ha le stesse dimensioni di di un foglio A5) e leggero (1 kg contro il peso medio di 3 kg di un portatile dello stesso periodo) di un notebook”.
La Presidente Irene Pivetti ha sottolineato come fare impresa non è uguale a fare finanza. Le imprese sono reali, tangibili, occorre reinvestire e farle crescere… questo differenzia l’imprenditore dal raider della finanza. Esattamente ciò che non ha fatto l’Olivetti per il suo neonato “quaderno” o meglio ciò che non ha voluto fare quell’artefice di fallimenti di successo che allora teneva le redini della prima vera azienda di PC al mondo e che aveva saputo sfoderare un gioiello come l’M24 , PC che erodeva quote alla IBM unica antagonista allora di quel mercato che per il nostro ingegnere amico, tessera numero uno del PD forse non era strategico.
Oggi per me è un grande giorno e lo deve essere per tutti, nella stessa terra di Piemonte, non distantissimi da Ivrea, ad Alba ci siamo presi una bella rivincita ed è un segnale, è solo l’inizio del levare la testa.
Mi sono preso cura di cercare un po di dati in materia di nostri Italiani che fanno shopping all’estero, non sono pochissimi , i dati danno una tendenza interessante, ovviamente da rinforzare dato che questi signori lo fanno oggi in condizioni sicuramente disagevoli e con un sistema bancario che non è certo al livello di quello dei loro competitors stranieri.
Ma proprio per questo occorre mettersi insieme e costruire, non sperare, ma fare.
Alcuni dati, tratti dalla banca dati Zephyr di Bureau Van Dijk emersi nelle scorse settimane, fotografano il permanere di una sproporzione tra shopping estero in Italia e campagne tricolori fuori . Il 2016 si è chiuso con acquisizioni straniere per un valore di 65,5 miliardi di euro, mentre le aziende italiane hanno comprato parti o intere società estere per 9,4 miliardi di euro.
Eppure la forbice si è un po’ stretta, se si considera che l’anno prima la partita era finita 74 miliardi contro 3,6.
Se gli italiani l’anno scorso hanno messo insieme circa 150 raid fuori dai confini, il flusso inverso è verso quota 1.200 operazioni. La Francia da sola spende in Italia quanto tutta l’Italia fuori. Per l’anno prossimo dobbiamo puntare a 300, invertire la tendenza, costruire le condizioni per aiutare queste imprese ad invertire la rotta.
Il fondatore di un importante fondo di investimento afferma nel 2017 che “ci sono centinaia di belle aziende. Se ne scoprono ogni giorno….. dopo vent’anni che faccio questo mestiere, nonostante il pessimismo troppo diffuso, sono convinto che tre quarti d’Italia vada bene”.
Non solo salami formaggi , design e moda ma anche chimica.
Dopo un 2016 deludente, il 2017 restituisce un quadro incoraggiante per l’industria chimica europea e italiana. La ripresa si è finalmente fatta strada e l’Italia – terzo produttore europeo – cresce ad un buon ritmo (+2,6% stimato per la chiusura d’anno).
Il miglioramento emerge su più fronti, dando solidità alla ripresa: export in forte progresso (+10,3% in valore nei primi 9 mesi a fronte del +7,2% della media manifatturiera).
Sono 186 le aziende italiane presenti nella classifica del Financial Times. Il giornale inglese ha pubblicato una graduatoria delle migliori aziende d’Europa per crescita assoluta. L’analisi prende in considerazione l’incremento di fatturato in punti percentuali realizzato nel quadriennio 2012/2015. Moltissime delle imprese italiane citate dall’«Ft» sono assolutamente sconosciute ai più e rendiamoci conto che parliamo di anni non facili. La prima in Italia (e la cinquantesima azienda in Europa).
Non vi annoio oltre ma questo dimostra come siamo ricchi non solo di quadri e di bellezze artistiche, siamo ricchi dentro di inventiva, di forza e di coraggio, siamo esportatori nati in quanto esploratori.
Mettiamo insieme un quadro coeso di proposte e soprattutto di azioni condivise che non si fondino sul lamento o peggio sulla lotta tra le parti per scoprire il colpevole, scopriamo noi stessi che è meglio fare impresa… facciamolo.

 

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