Vi voglio ringraziare

 
Ringrazio chi c’era oggi pomeriggio, e ringrazio chi non si sarà fatto spaventare, e ci sarà ancora la prossima volta, magari portando qualche amico.
Ringrazio tutti voi che stringete con me questo “patto della responsabilità”, che con me scegliete di non lamentarvi ma di ricostruire, di non morire di qualunquismo, cinismo, nichilismo, ma di tirare avanti con una certa allegria, con quella disinvoltura determinata che è segno sicuro di carattere, consapevolezza, capacità.

Amiamo questa madre Italia, ma vogliamo esserle figli adulti, su cui lei possa contare, che aiutano la famiglia perché, e specialmente quando, sanno che c’è bisogno.
Nelle prossime settimane parleremo con tutti, e faremo parlare persone delle esperienze più varie: storie personali, professionali, civili uniche e bellissime, storie esemplari che mettono in comune la loro esperienza perché sia patrimonio di tutti, e perché da qui possiamo trarre la giusta ispirazione, il giusto stimolo, per costruire una proposta politica che rifaccia dell’Italia quel grande paese che merita di essere.
Siamo stanchi di piangerci addosso, e stanchi anche di protestare e basta, abbiamo intelligenza e mani, passione e lungimiranza, per costruire di nuovo un paese forte e dignitoso, rispettato sulla scena internazionale e ragionevolmente prospero al suo interno, come l’Italia merita di essere.
Vogliamo essere degni della nostra storia, costruire il nostro pezzo di strada, e dopo che noi non ci saremo più vogliamo che i nostri figli desiderino essere degni di noi.
Perciò grazie a chi si è già unito a noi, e benvenuto tu che ora stai pensando che forse anche per te è venuto il momento di alzare la testa, e non per gridare la tua rabbia, o per piangere le tue sconfitte, ma per vedere finalmente meglio, con occhi più acuti, con mente più sveglia, da un punto di vista più alto, in che direzione dirigere i passi per portarci tutti, più sicuri, più uniti, fuori da questo pantano che non è fatto per noi.
Per questo ti ringrazio se sinceramente, mosso davvero dal desideri di costruire, vorrai unirti a noi che già abbiamo incominciato: portaci le tue proposte, se nascono dall’esperienza, e la tua intelligenza, la tua passione, la tua volontà di bene per il maggior numero, che è quello che chiamiamo bene comune.
Sai, non è scontato volere il bene comune. E’ molto, molto più faticoso che volere il bene assoluto, perché la perfezione non è destinata a realizzarsi, e dunque nessuno ne chiederà conto, mentre il bene comune si misura, ogni momento e in ogni luogo, con la miserabile realtà, col compromesso, con la fatica, e persino con i nostri difetti. Ma santo cielo il bene comune vuole esistere, pretende di esistere, e non ci dà pace finché non abbiamo fatto tutto quanto è in nostro potere per farlo esistere.
Maledizione, il bene comune non ti dà scampo!
Per questo decidere di fare il maggior bene per il maggior numero, e cioè tutto il possibile, è una magnifica condanna. E’ la più dolorosa delle vocazioni, il più difficile degli amori possibili.
Ed oggi, qui, io ti invito a farti ferire con me da questa saetta affilata, a farti bruciare finché non resta più niente, niente che non sia stato utile. E dopo, non aspettiamo il grazie. Ma la serena certezza, in fondo alla nostra coscienza, di essere cittadini davvero, uomini liberi e forti come sarebbe piaciuto ai nostri padri costituzionali vedere esistere, la coscienza di essere degni figli della nostra Italia Madre.”
Irene Pivetti

5 Responses to Vi voglio ringraziare

  1. Luigi ha detto:

    io c’ero… ringrazio chi mi ha dato la possibilità di conoscerti da vicino e mi complimento vivamente con te per la passione che hai mostrato . Lontana dai luoghi comuni , da sterili fiumi di parole , dai voli pindarici , per dirla breve .. lontana dal politichese . non sono un politico ma ritengo di essere in grado di distinguere la finzione dalla realtà e tu mi sei apparsa maledettamente vera . Perdona il tono confidenziale , ma ti ho sentita come una di noi .

  2. Alessandro ha detto:

    Grandi parole.
    Vado in giro per il mondo per lavoro e mi sono rotto i….le scatole di essere compatito e dei risolini dei colleghi imprenditori esteri…Dio mio abbiamo perso ogni briciolo di orgoglio!

  3. Sandro ha detto:

    Mancava una voce forte e ferma, senza compromessi e fuori dal coro, autorevole e non saccente o interessata. L’effige dell’Italia Turrita, che spesso abbiamo visto in sembianze istituzionali, riemerge dal nostro passato per diventare il simbolo di tutti coloro che vogliono svegliarsi da un torpore che ci hanno voluto propinare per renderci tanti bravi “polli” da allevamento… Ricordo anche il poeta Kahlil Gibran: “La parola “madre” è nascosta nel cuore e sale alle labbra nei momenti di dolore e di felicità, come il profumo sale dal cuore della rosa”. Italia Madre, noi ci siamo.

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