Dina Sileo, Italia Madre Basilicata: “Questo Centrodestra non mi piace”

E’ il volto femminile del Centrodestra lucano che però non pare molto interessato a darle spazio. Dina Sileo, avvocato potentino, presidente dell’associazione Imprese del sud Basilicata, “un’appassionata della politica, non un politico perché -dice- non mi piace definirmi tale”. “Sono una donna impegnata nel sociale che nella propria vita si è sempre messa in gioco per misurare se stessa e mettersi al servizio della società alla quale appartiene”. Coordinatore regionale di Italia Madre Basilicata, ex vicario regionale di Forza Italia, partito in cui ha militato per diversi anni prima dell’abbandono definitivo la scorsa primavera. “Morto un Papa se ne fa un altro, anche perché- ribadisce- non mi piace stare a guardare dalla finestra”.

Lei dice che le piace mettersi in gioco. Lo ha fatto anche nel Centrodestra lucano in vista delle prossime elezioni regionali?

La mia partecipazione nell’ambito di questo centrodestra lucano comincia all’interno di un tavolo indetto a giugno da Forza  Italia. Un tavolo allargato a più forze politiche che si identificassero in un perimetro anti-centrosinistra. In quell’occasione sono stati assunti degli accordi, di carattere più o meno programmatico. Ci si era detto, a giugno, che le forze tradizionali facessero un passo indietro per allargare la coalizione a più identità e avevamo condiviso che la scelta del candidato presidente fosse lasciata al tavolo territoriale.

 A che punto è questo tavolo?

Il tavolo ha perso lo spirito di partenza. La discussione sull’eventuale leader si è spostata magicamente, a settembre, a Palazzo Grazioli tra le forze tradizionali di centrodestra, per cui si è tradito il principio enunciato a giugno. Pertanto allo stato attuale non credo ci possa essere un tavolo allargato. Al momento vedo un protagonismo dei partiti tradizionali e interessati alla designazione del candidato presidente di centrodestra non condiviso dal tavolo territoriale.

E quindi lei è fuori?

Vado avanti per la mia strada. Io sono per la politica vera, quella dei valori, che ha a cuore gli interessi del proprio territorio e dei propri cittadini. Sono una persona di area moderata, assolutamente liberale, fortemente di stampo cattolico. Di centrodestra? Forse sì, ma un centrodestra come lo immagino io.

E come lo immagina?

Certamente non come quello attuale. Al di là di quella che sarà la data delle elezioni c’è una forte esigenza di discutere i temi e questo in Basilicata non sta accadendo. Lo stallo che si è creato intorno all’individuazione della candidatura del governatore ha portato a un disfacimento totale di quello che potesse essere un progetto programmatico. Italia Madre Basilicata, che è un partito di nuova formazione, non ritiene di dover condividere un metodo extra territoriale nella scelta del candidato governatore ma soprattutto non ritiene che la politica fatta nelle stanze chiuse possa sostituirsi a un confronto aperto sui temi del territorio.

Si definisce una persona moderata. Nel centrodestra però ci sono forze che della mancanza di moderazione hanno fatto un vanto. La Lega per esempio.  Cosa ha in comune la persona Dina Sileo, che si definisce fortemente di stampo cattolico, con un leghista che oggi inneggia allo sgombero del Baobab?

Come persona di legge ritengo giusto che lo Stato debba dare principi a tutela dei cittadini, in qualsiasi campo. Tuttavia l’eccesso di principi a volte porta ad uno squilibrio sociale. Uno Stato serio deve essere in grado di dare risposte su più fronti senza creare lo scontro sociale.

Sicuramente accanto ai disperati si imbarcano anche persone che disperate non sono. Su questo ripeto lo Stato deve intervenire. Ma l’Italia deve essere comunque accogliente. Queste persone che fuggono sicuramente lo fanno perché spinte dalla sofferenza, dal dolore e di fronte a ciò io non posso alzare muri.

Perché devo negare a un minore, che il più delle volte si imbarca da solo, o a una qualsiasi persona che fugge dal dolore la possibilità di avere un futuro migliore? Lo trovo umanamente sbagliato. Penso che il mondo appartenga a tutti.

Torniamo alla Basilicata. Quale è la sua idea di centrodestra per vincere le elezioni e quale Centrodestra può produrre un cambiamento in Basilicata?

Una classe dirigente matura e responsabile pronta a governare; che possa superare quel gap tipico del centrodestra che io chiamo autoreferenzialità della classe dirigente e che agli occhi dell’elettore diventa un elemento di debolezza. Il centrodestra lucano non è riuscito, in questi anni, a creare rete sul territorio e a creare una nuova classe dirigente che potesse essere la giusta alternativa a quella del centrosinistra. Serve un centrodestra con nuovi protagonisti, con persone che hanno entusiasmo e amano il proprio territorio e soprattutto che lo conoscano.

Il generale Bardi, indicato come probabile candidato in queste ore, è l’uomo giusto, secondo lei?

Sulla persona Bardi non ho nulla da eccepire. La Basilicata, però, va riprogrammata e per farlo non abbiamo bisogno di decisioni prese nelle stanze romane. In questo attuale centrodestra lucano mi riconosco poco.

Riprogrammare, conoscere amare la Basilicata. L’amore di cui lei parla è lo stesso amore che prova il segretario della Lega Basilicata quando scrive che Luca Zaia sarebbe il governatore perfetto per la Basilicata, considerato che il governatore del veneto è uno dei sostenitori del federalismo differenziato che priverebbe di risorse il Sud e quindi la Basilicata?

Credo che il segretario della Lega si riferisse a Zaia come modello di amministrazione virtuosa ed efficiente qualità che non dipendono dall’appartenenza politica. Aggiungo che Zaia secondo me fa bene a pretendere l’autonomia del Veneto. Una cosa che sarebbe potuta accadere anche in Basilicata se la classe dirigente avesse avuto più orgoglio. La Basilicata non ha nulla da invidiare al Veneto in termini di risorse. La differenza l’ha fatta chi ci ha amministrato sino ad oggi.

Diversa cosa sono le prove muscolari che qualche leghista ostenta. Una regione non si amministra con le prove di forza, con i tweet ad effetto ma con il contatto con le persone. Si può essere risoluti ma con moderazione umiltà. Non amo ragionare per slogan, non mi piace alzare i toni, non mi piace che si parli solo alla pancia delle persone. Se credo nelle mie idee sono capace di scelte forti ma non le grido.

Rimane il fatto che Zaia non fa certo gli interessi del Sud. Non ce la faccio a farle dire una cosa cattiva sulla Lega. Forse perché il presidente del suo partito ha un passato leghista?

No, e questa domanda non mi imbarazza. Anzi mi dà l’occasione per chiarire ulteriormente che è vero che Irene Pivetti nasce nella Lega di Bossi ma quello che spesso non si racconta è che è stata espulsa per la sua visione di una Lega allargata e non secessionista che dovesse allargare il modello di federalismo a tutto il territorio nazionale.

Con Irene Pivetti, lei ha esordito ufficialmente alla guida di Italia Madre Basilicata andando a visitare il Centro Olio Eni. Come le è venuto in mente? Non sarebbe stato più giusto fare una visita a chi da anni subisce le angherie della multinazionale?

L’apertura di campagna elettorale al Centro Olio di Viggiano è stata fortemente voluta da me. Ho fatto una scelta impopolare, lo so, perché l’impianto Eni, così come il petrolio in Basilicata è una realtà che esiste. Per cui, prima di parlarne, volevo vedere con i miei occhi, capire cosa effettivamente è il Centro Olio. Ovviamente questa cosa ha dato fastidio a chi ha ritenuto che io dovessi prendere il toro per le corna.

E invece lei come lo prenderebbe il toro (Eni)?

Ragionando in maniera veramente molto serena, rispetto assolutamente la posizione degli ambientalisti. Se essere ambientalista significa amare il proprio territorio e tutelarlo sono ambientalista anch’io. Italia Madre ha un concetto di Basilicata che punti soprattutto allo sviluppo, che non significa solamente sfruttamento di una risorsa e questo intendo precisarlo perché nella polemica scaturita il giorno dopo la mia vista al Centro Olio probabilmente è stato frainteso quello che io intendevo fare. Quella è una realtà industriale che esiste e bisogna tenerne conto. Avrei potuto scegliere di andare alla Fiat di Melfi, sarei stata di certo meno impopolare.

Si va bene, ma petrolio sì o petrolio no?

Il problema del petrolio è un problema molto, molto delicato che abbiamo ereditato.  Ho sempre ritenuto che le risorse della Basilicata dovessero essere gestite dalla Basilicata, difese dagli amministratori della Basilicata e certamente non sottomesse ad un interesse nazionale dello Stato perché ovviamente nelle stanze romane non si pensa agli squilibri che una risorsa come il petrolio provoca. Ho manifestato, con orgoglio, contro lo Sblocca Italia. Amministratori intelligenti avrebbero dovuto saper coniugare lo sfruttamento di una risorsa con la tutela dell’ambiente e della salute.

La tutela di ambiente e salute non pare sia stata il fiore all’occhiello di Eni, né dei governi regionali precedenti. Nei prossimi mesi c’è da riprogrammare gli accordi con il Cane a Sei Zampe. Secondo lei il nuovo governatore come dovrebbe comportarsi?

Eni ha avuto una concessione, questi contratti andranno riprogrammati. In questo percorso ci sono stati degli incidenti gravi e tra le responsabilità più grandi c’è quella di omessa vigilanza da parte di chi era tenuto a farlo. Non è lo sfruttamento della risorsa il problema ma come viene sfruttata, chi la sfrutta e quanto sono presenti le istituzioni in questo processo. Mi pare di aver visto in vent’anni di estrazioni solo uno scambio tra Eni e Regione o Comuni interessati dalle trivelle: io sfrutto e tu ti prendi i soldi per tenere in piedi il bilancio regionale o fare il campo da calcio. La classe dirigente lucana rispetto alla questione petrolio non ha mai preso sul serio quella che era la potenzialità della risorsa in termini economici e quelle che erano le conseguenze che un’attività industriale di questo tipo avrebbe provocato. Così come non ha preso in considerazione attività industriali più piccole che tuttavia hanno contribuito ad inquinare questa terra.

Mi svela qualcosa del suo programma?

Volentieri e approfitto per dare una risposta all’amico Antonio Mattia sugli assessorati. Io penserei ad un assessorato alla Programmazione. Della programmazione del territorio non si parla da anni. Questo è una delle cose che farei per creare le condizioni di sviluppo per la Basilicata. Penso a un assessorato alle Opportunità, preposto a programmare le opportunità in termini di innovazione tecnologica e imprenditoriale, rivolto ai giovani in primo luogo, ma anche a tutti coloro che sono fuori dal mercato del lavoro e che possano trovare all’interno delle attività programmate risorse e spazio per mettere in piedi iniziative virtuose e funzionali per la Basilicata.

Essere donna pesa nelle interlocuzioni al tavolo di centrodestra?

Non so. Ritengo di essere una persona che ha un’alta autostima. Forse non me ne sono accorta. Ovviamente c’è un retaggio culturale non abituato ad una presenza femminile, non in quanto donna in sé, ma in quanto determinata e con coraggio. Non so se questo spaventa, ma sicuramente imbarazza.

All’interno del centrodestra sembra esserci poco spazio per persone nuove non coinvolte nella vecchia politica. E’ così?

Io sono appassionata della politica da trent’anni, certo sono una nuova protagonista all’interno di centrodestra. Ritengo di essere una persona fortemente coerente e molte volte confrontarsi con una persona coerente e decisa non è semplice. Perché si dice che la politica è compromesso. Per me non è compromesso ma è mediazione. Se si accetta il compromesso vuol dire che si mette in discussione la propria coerenza.

Quindi alle prossime elezioni regionali corre da sola?

Mi rendo conto di aver fatto una scelta coraggiosa ma del coraggio ho fatto la mia ragione di vita per cui non ho paura e nelle competizioni future mi metterò in gioco con la mia quadra. Nel frattempo se mi inviteranno valuterò il da farsi ma nel frattempo non aspetterò le decisioni prese nelle stanze politiche. Non aspetto più, sto completando la lista di Italia Madre con persone di qualità, competenti e motivate a cambiare la rotta. Io non aspetto che altri mi scrivano il programma. Il programma della Basilicata me lo sono scritto da sola.

Perché il centrodestra non la indica come governatore?

Lo chieda a loro. Se avessi partecipato ad alcuni tavoli in cui in molti si sono auto proclamati non avrei avuto problemi a fare il mio nome perché ritengo di avere un percorso credibile e coerente all’interno del centrodestra e quel minimo di competenze tecniche necessarie per essere un governatore e ritengo di avere una marcia in più perché amo veramente questa terra.

Allora, Dina Sileo governatrice della Basilicata?

Al momento governo il mio cane che mi sta aspettando a casa per la passeggiata pomeridiana. Per il resto sto lavorando. Saranno i lucani a decidere.

per l’intervista originale:

https://www.basilicata24.it/2018/11/dina-sileo-italia-madre-basilicata-centrodestra-non-mi-piace-60337/?fbclid=IwAR2C0ha1BJcv81f4QzmV7nwzg6Q7i6gj8u2D9jSdJqFxmk9yhXyXFOQNr7o

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *