Irene Pivetti su Forza Italia: “non è ancora finita, evitiamo le risse da cortile”

Cari amici e militanti, la corsa elettorale è stata entusiasmante. Come candidato indipendente sono stata dappertutto, ovunque ho potuto, e ovunque me l’abbiate chiesto, per sostenere i nostri candidati sindaco, e per farmi conoscere da voi direttamente. Questa parte della corsa non è ancora finita, perche ci sono ancora molti ballottaggi aperti, ma l’impietoso risultato elettorale già viene usato contro di noi come un randello, strillando a destra e a manca che la partita è finita, che il partito stesso è finito. Si trattasse solo delle nostre povere persone, potremmo accettare la critica: si litiga troppo, ci si divide troppo, in troppi perseguono un interesse di piccolo gruppo perdendo di vista l’obiettivo comune, e questo è l’errore che può far cadere gli imperi, f iguriamoci un partito politico. Ma qui non si tratta di noi. Qui si tratta di valori antichi e molto profondi, che il Partito Popolare Europeo custodisce e che Forza Italia rappresenta in Italia, sui quali si è costruita l’Identità europea, e la sua forza nel plasmare anche l’occidente. E questi valori non possono essere trascinati nel buio. Valori come la centralità della persona rispetto ad ogni politica, prima di tutto, per cui non sarà mai lo Stato, ma nemmeno il mercato, il fine dell’uomo, bensì il contrario. Il che rende inviolabile la libertà dei singoli e delle formazioni sociali, e non negoziabile, non commerciabile, l’identità individuale né nulla che le si riferisca. E poi l’economia sociale di mercato, logica applicazione della centralità della persona, perché non vi è impresa né azione economica o finanziaria, a nessun livello, che possa permettersi di prescindere dall’impatto sociale delle scelte relative alla crescita, allo sviluppo, o al mancato sviluppo: la libertá di impresa è un diritto non solo dell’impresa, ma della società, che ha bisogno delle imprese per evolversi, crescere, migliorare. E poi ancora il principio di sussidiarietà, ordinamento e struttura della democrazia quando è reale, principio che limita il potere, ad ogni livello, ad esistere solo f inché ed in quanto necessario. Queste sono le colonne su cui è edificata l’architettura di quest’Europa moderna, di cui noi siamo parte, e co-fondatori. Questi sono i valori, tutti umani, ma altissimi e profondissimi, a cui vogliamo dedicare la nostra vita e attività politica, e questo è il patrimonio che, per 25 anni, in modi diversi, con maggiore o minore fedeltà, Forza Italia ha inteso tutelare e testimoniare nella politica italiana. Con tutti i limiti e le infedeltà di noi piccoli uomini, ma con la sempre risorgente buona volontà di chi crede davvero. Ed ora tutto questo dovrebbe essere spazzato via? Dovremmo forse arrenderci alle meschinità e alle gelosie? All’ingratitudine di chi nemmeno esisterebbe, se non fosse per questa nostra casa comune, ed ora gonfia il petto e sputa sentenze? O al doppio gioco di quelli di noi che, mentre apparentemente remano con gli altri, in realtà hanno già venduto la gara, e imbarcano acqua per farci andare a fondo prima? Dovremmo forse ulteriormente dividerci e indebolirci, farci piccoli litigiosi e inutili, così da togliere di mezzo il solo inciampo che resta ai veri nemici dell’Italia, quelli che la vogliono delegittimare, grottescamente deformare, impoverendola materialmente e spiritualmente? Vogliamo davvero essere complici di chi ci odia, e vuole togliere il futuro a noi e ai nostri figli? E allora risvegliamoci. Ritroviamo noi stessi. Rendiamoci conto che la posta in gioco non è aver ragione sul nostro vicino, ma salvare l’Italia dall’annichilimento, dal ridicolo, dall’irrilevanza. Abbiamo fra le mani uno strumento prezioso, la cultura politica popolare, la più profonda e ricca del mondo moderno. Abbiamo molti grandi esempi a cui guardare che ci hanno preceduto, nella politica e nel servizio allo Stato, da De Gasperi a Einaudi, a Enrico Mattei, da La Pira ad Ugo La Malfa ad Aldo Moro, e centinaia di altri coraggiosi servitori dello Stato che hanno servito lì dove si trovavano, con quello che avevano, senza lamentarsi e senza risparmio. Volesse il cielo che anche solo alcuni di noi, quest’oggi, prendessero il fermo proposito di alzare la testa, di raddrizzare la schiena, e di mettere le loro, le nostre mani al servizio di una causa così alta. L’Italia ci chiama, l’Italia siamo noi, l’Italia s’è desta. Viva la libertà, viva l’Italia!

 

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