Noa, una scelta priva di libertà – di Irene Pivetti

Noa Pothoven si è lasciata morire di fame e di sete. Che civiltà è spacciare per scelta libera l’atto di una persona che si arrende alla tortura? Là dove i suoi carnefici, i suoi violentatori, non erano arrivati, arriva una società pilatesca che abbandona una adolescente alla depressione e poi, invece di dire “ho fallito, non sono stata in grado di ridarti la serenità”, dice “ha scelto liberamente di morire”. Come se Noa fosse libera, con quel peso enorme addosso, quella ignobile tortura dell’anima. Il suo suicidio, in pubblico , rivendicato, è un atto di accusa contro un modello, il nostro, materialista ed agnostico, incapace di dare – o ridare- senso alla vita. Dalla sua morte veniamo giudicati tutti, dai suoi genitori a noi, lettori distanti, per tutta la gioia, l’amore e la speranza che non abbiamo saputo darle, che non abbiamo testimoniato.

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