MA NOI NON LASCIAMO PERDERE di Irene Pivetti

Scandalo nella Magistratura, crisi nel Governo, eclisse del Parlamento, leggete un po i giornali di questi giorni e ditemi se non vi cadono le braccia

Quello che Montesquieu non aveva proprio pensato, è che i popoli non lo vogliono l’equilibrio fra i poteri. A dir la verità sembrerebbero non voler nemmeno la libertà, come in un lampo di lucidità ci ha illustrato quel triste scettico geniale ottocentesco di La Boétie, ma non voglio prendere questa china, che è davvero un eccesso di sfiducia e di semplificazione, perché ci porterebbe a condannare i populismi, ed io invece penso che i populismi qualcosa di molto buono ce l’abbiano. Fermiamoci alla divisione fra i poteri, allo stato in equilibrio, al bene pubblico, all’interesse comune. E, qualche volta, alla Ragion di Stato e al Sommo Sacrificio.
Che arsenale eh? Parole vecchie insieme a parole vecchissime, ciarpame semantico pieno di tarli. Peggio per me. E peggio per voi se continuate a leggere.

Il momento magico della libertà è quando non c’è. Allora la si puo sognare, perfetta, partecipata, da amare e rispettare, farci dei figli un giorno solo perche somiglino alla madre, e il mondo sia popolato da facce libere. Qualcuno la vede con piu vividezza, ci scrive dei libri, persuade qualcuno, e qualche volta nella storia questa emozione ragionata e contagiosa prende la strada del popolo. Rivolta o Assemblea, o delegati agli Stati Generali, comunque sia andata evviva, anche per tutte le volte che gli si è andati vicino, ringrazio Dio, sì, Dio Padre, per ciascuna di quelle volte. Momenti di nostalgia del Paradiso Terrestre, così acuta da far male, di quando eravamo liberi davvero, di vedere, di sentire, e di parlare.
Come sia poi andata lo sappiamo, c’è voluto Gesù Cristo a riparare il danno, e comunque nemmeno lui può farci niente, per restaurare la nostra libertà, se non ci moriamo sopra un po’ anche noi, su quella fatica mortale. Ma insomma anche su questa terra, la nostra terra di tutti i giorni, quando si combatte per la libertà, non importa con quanti errori, si combatte per il Paradiso.
Solo che poi ci passa. I popoli si stancano, passato il momento emozionante dell’innamoramento. Finché non la potevi sposare era bellissima, ora che dice: “Va bene, vieni a prendermi”, scopriamo che ha i fianchi grossi, un brutto carattere, che di notte russa. E soprattutto non sopportiamo quando le si pianta l’insalata fra i denti. La burocrazia, le tasse, gli immigrati. Ma anche il traffico e la spazzatura per terra: la nostra donna angelicata diventa un mostro di realtà, con cui bisogna avere anche pazienza, per continuare ad amarla, e a volte i più difficili da superare sono proprio i cosiddetti futili motivi.
Sì, i popoli, come i mariti, si stancano e abbandonano.
E quindi Montesquieu ci parla di qualcosa di assai giusto, interessante e buono, che però sottoposto al vaglio del tempo si logora facilmente. Come nei matrimoni, per un po non ci si fa caso, poi non si ha il coraggio di guardarlo per quello che è, una crisi che potrebbe anche essere mortale, e poi qualche volta si corre si ripari, qualche volta no. E il popolo che ha sfasciato tutto, ci patisce a morte, e spesso nemmeno capisce perché.
A volte si recupera, lo voglio dire, perche altrimenti non varrebbe nemmeno la pena di cominciare. Il popolo di Israele ad esempio. Dopo la valorosa ed improbabile uscita dall’Egitto, ha fame, e si lamenta. Mi correggo, non solo si lamenta, bestemmia proprio, perché rimpiangere l’Egitto mentre hai un Mosè che ti guida, che ogni giorno, ogni giorno, parla a faccia a faccia con Dio, è proprio una bestemmia. Eppure la partita è talmente importante che Dio che fa? Si arrabbia? No, fa brillare all’alba sugli arbusti secchi la manna (“man hu?”, che cos’è? Spiega la Bibbia), che nessuno sa nemmeno oggi cosa sia. E poi, quando si stancano di manna, ecco che fa salire dal deserto le quaglie. Qualcuno direbbe che si vizia il bambino. Invece Dio la vede così, come mia suocera, che diceva: in fondo basta così poco per non farli piangere.
Coi popoli è lo stesso. Dio ci tiene a tal punto alla nostra libertà che non si altera mai, ce le perdona quasi tutte, se non la capiamo, la sciupiamo, e persino se non la vogliamo piu, come la manna del cielo. Non importa quanto siano corrotti, ignoranti, bugiardi i governi in spregio alla democrazia, Dio ci aiuta a conservare quel po’ di libertà il piu a lungo possibile. Lo sa che siamo piuttosto ciechi, sordi e muti, chi piu chi meno, da quel giorno maledetto della mela (o quel che era). Ha una pazienza infinita, e ci da sempre un’altra possibilità, e ancora, e ancora.
Solo che nel frattempo la gente soffre. I poveri specialmente, soffrono, e quel peccato non è senza conseguenze.
Ecco perché c’è chi resiste, a costo di rimetterci la reputazione, oltre la pelle, e difende quel vecchio arsenale tarlato e fuori moda, tipo: Istituzioni, Governo, Magistratura, Parlamento, ci viene persino spontanea la maiuscola tanto ci sembrano importanti questi nomi. Che sono poi tutti i modi in cui la chiamavamo da giovane, la nostra libertà, quando non vedevamo l’ora di averla anche per noi, che ci rivolgesse la parola e lo sguardo, quando le scrivevamo poesie, che sono poi i discorsi e gli articoli di giornale.
Ecco, la libertà è uno dei nomi della Verità. È per questo che, comunque la maltrattiamo, tradiamo, e persino abbandoniamo, lei non ci molla, non ci molla proprio. È piu forte di lei, non ci lascerà morire prigionieri. E qualcuno di noi la sente sempre questa cosa, come i cani gli ultrasuoni, e per questo ci si agita, qualche volta scompostamente, si ulula di dolore, mentre gli altri non capiscono perché: non possiamo sopportare di vederla maltrattata, la libertà. E allora questi tali, con il male alle orecchie per un sibilo che nessuno sente, fanno tutto ciò che possono, che è come dire quel che si puo, cioè poco o niente, per recuperare, ricostruire, tener vivo quell’amore per come era e come doveva essere, nella speranza di passare il testimone prima che di spenga la luce.
Ecco perché fa male al cuore l’uso spregiudicato delle cariche pubbliche, il disprezzo della verità dei fatti, la superficialità nell’affrontare i problemi.
Ecco perché, con assurda testardaggine, noi abbiamo deciso di esserci ancora, e ancora, e ancora, a rimettere su pietra su pietra la nostra casa, cioè la nostra Patria, perché sia di riparo e protezione oggi, e sia il luogo dove crescere i nostri figli, le prossime generazioni, domani.
Siamo patetici, può darsi, per qualcuno, ma siamo pronti a morire senza cambiare idea.

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