Irene Pivetti (Assoferr): nuove connessioni ferroviarie con imprese, razionalizzazione della rete e Italia meta di direttrici eurasiatiche

Irene Pivetti (Assoferr): nuove connessioni ferroviarie con imprese, razionalizzazione della rete e Italia meta di direttrici eurasiatiche

(FERPRESS) – Roma – In questo numero di Mobility Magazine abbiamo intervistato Irene Pivetti, recentemente eletta presidente di Assoferr. Irene Pivetti, dal grande pubblico ricordata come ex presidente della Camera dei Deputati, Leggi di più

Diffidare del Lampo d’Oriente, detta anche setta del Dio Onnipotente – di Irene PIvetti

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Chi governa deve assumersi delle responsabilità precise rispetto alla crescita dell’Italia non più rimandabile – Irene Pivetti a “L’aria che tira estate”

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Il tema interessante di questi giorni è la discrasia tra quello che d’istinto molti vorrebbero, andare alle elezioni, e le nostre regole costituzionali. Dopo un ventennio in cui abbiamo creduto di essere Leggi di più

Salvini, quanti errori. Ora la riscossa dei moderati. L’intervista di Irene Pivetti per “Cronache di…”

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NAPOLI - Gli errori di Matteo Salvini, finito imbrigliato dalla crisi politica da lui stesso innescata, la voglia di riscossa dei moderati per contrastare una Lega diventata ‘partito della polizia’. Irene Pivetti, già Leggi di più

CENTRODESTRA: BASTA ANCHE SOLO IL CENTRO, NO A SPUTI IN FACCIA DA SALVINI di Irene Pivetti

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Nessun problema a stare all’opposizione, ma no a farci prendere a sputi in faccia da Salvini per fare il Centrodestra. Si può fare anche solo il Centro’. Quello che non si può Leggi di più

 

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Irene Pivetti (Assoferr): nuove connessioni ferroviarie con imprese, razionalizzazione della rete e Italia meta di direttrici eurasiatiche

(FERPRESS) – Roma – In questo numero di Mobility Magazine abbiamo intervistato Irene Pivetti, recentemente eletta presidente di Assoferr.

Irene Pivetti, dal grande pubblico ricordata come ex presidente della Camera dei Deputati, entrata silenziosamente nel mondo dei trasporti e della logistica per aver fatto il primo treno blocco, completo, verso la Cina, da Melzo a Chengdu, e recentemente eletta presidente di Assoferr, l’associazione degli operatori ferroviari e intermodali. Andiamo ad intervistarla nei giorni in cui al Ministero dei Trasporti arriva per la prima volta una donna: Paola De Micheli.

Una donna ai Trasporti (ma anche all’Interni), fatto quasi simbolico. Fino ad adesso le donne erano solo ministro della Sanità, del Welfare, della Scuola. Al massimo dei Beni culturali e fatto straordinario alla Difesa. Lei ha per prima augurato buon lavoro a Paola De Micheli con un messaggio quasi affettuoso. Lavoro ne avrà da fare molto…

Le donne hanno due grandi meriti: sono molto concentrate sul risultato, sono molto poco concentrate su se stesse, sul proprio avanzamento, sul riconoscimento pubblico dei loro meriti. E allora i due meriti diventano un guaio. E’ per questo che spesso restano a lungo in lista di attesa, e non sempre le loro qualità hanno adeguato riconoscimento pubblico. Ho dato il benvenuto a Paola De Micheli, al di là dell’appartenenza politica, che come è noto non è la mia, perché è una donna solida, intelligente, stabile. Ecco, il mondo dei trasporti è un altro di quei mondi mediamente maschilisti in cui ad una donna ci si può risolvere con supponenza.
Le ho fatto gli auguri, e le ho offerto, e le offro, il mio sostegno e quello dell’associazione che io rappresento, perché ho fiducia che servirà con scrupolo le istituzioni.
Ne avrà bisogno, se vogliamo strappare l’Italia dalla sostanziale sudditanza in cui si trova rispetto a grandi player stranieri, se vogliamo emancipare il nostro paese dalla fragilità ed inadeguatezza del suo sistema di infrastrutture, innanzitutto di quelle ferroviarie.

Nuovo Governo, nuovi ministri economici, nuovo rapporto con i partner europei, e con l’Unione alla vigilia dell’apertura completa del mercato ferroviario. Ci dobbiamo aspettare un 2020 di novità, di mercato più aperti, di politiche omogenee verso il vicino e lontano Oriente, oppure di tensioni tra paesi fondatori e tra paesi aperti alla concorrenza e quelli dove ancora l’incumbent non lascia alcuno spazio?

Cosa accadrà lo vedremo dai primi atti della nuova commissione, che si insedia adesso. In Italia paradossalmente il problema non è l’incumbent nazionale, ma quelli stranieri, che da noi vengono a fare man bassa di opportunità. Quelle opportunità che una Italia de-industrializzata ora non riesce più a cogliere adeguatamente. Distrutta nel recente passato la possibilità del traffico diffuso, strappati da terra i binari dei siti industriali, disincentivati ed isolati i terminal cosiddetti minori, ma in realtà indispensabili per servire capillarmente il tessuto di piccole e medie imprese distribuite (un tempo) ovunque sul territorio: ecco, il danno per quel che sopravvive del nostro tessuto produttivo è più che evidente, con costi di trasporto non competitivi, che si riflettono sul prezzo finale dei prodotti. Sul piano internazionale poi l’ultima grande sfida che richiamo di perdere è quella per il trasporto ferroviario eurasiatico, una priorità che resta fuori da tutte le agende di governo ancora oggi, nonostante tutto il parlare, spesso a vanvera, che si fa di Via della Seta: senza treni diretti verso la Cina e l’Asia Centrale siamo condannati all’irrilevanza strategica di qui a pochi anni, e l’export dei nostri prodotti di qualità non potrà che soffrirne mortalmente.

Dossier aperti ce ne sono molti, e non solo legati alle grandi opere ed ai corridoi europei che non a caso si spingono fino ai confini del gigante russo e dei suoi ex paesi satelliti. C’è la ricucitura di tante situazioni che limitano lo sviluppo del cargo ferroviario, sia interno che al di là della catena alpina. Qualche priorità?

In parte ho già risposto, ma voglio essere ancora più chiara. Primo, ripristino dove ragionevole e nuova progettazione di connessioni ferroviarie brevi o brevissime per collegare i siti industriali alla rete: in Svizzera questa connessione è un diritto soggettivo dell’impresa, perché la aiuta a portare i suoi prodotti verso i mercati con costi e tempi inferiori e più efficienti, come mai da noi non è nemmeno pensabile? Secondo, razionalizzazione della rete connettendo i terminal intermodali, a favore, e non contro, la capillarità del trasporto, assecondando quindi il prezioso lavoro che RFI già sta facendo di cosiddetti micro-interventi, singolarmente di impatto economico modesto, ma di grande ricaduta quanto allo sviluppo delle aree servite. Terzo: deciso investimento, anche politico, per inserire l’Italia fra mete strategiche delle direttrici intercontinentali eurasiatiche. Non c’è un motivo per cui l’Italia non possa essere per l’Asia l’hub del trasporto ferroviario da e per l’Europa meridionale, e di una parte del bacino del Mediterraneo, come la Germania lo è dell’Europa settentrionale. Tra l’altro abbiamo il sistema doganale forse più serio del continente: incoraggiare l’ingresso delle merci nell’Unione attraverso l’Italia aiuterebbe anche nel contrasto ai traffici di merce contraffatta, che nei sovraffollati porti del Nord Europa trovano a volte più facilmente un varco.

E poi c’è il ripristino (e l’implementazione o l’efficientamento) dei raccordi con i porti e l’adeguamento delle piattaforme di carico ai nuovi treni lunghi 750 metri. Non a caso la prossima edizione dell’iniziativa che Assoferr ha chiamato “Forum Pietrarsa” si svolge a Trieste, eccellenza italiana per quanto riguarda in trasferimento modale mare-ferrovia…

Abbiamo fortemente voluto celebrare il forum di Pietrarsa a Trieste, quest’anno, sia in nome di quest’eccellenza, sia per indicare l’urgenza di guardare finalmente ad est.
Sui treni lunghi e sul raccordo coi porti poi siamo credo tutti perfettamente d’accordo, e proprio il nord est potrebbe essere la parte della Penisola in cui sperimentare per prima questa modalità. Quanto alla mancata integrazione ferrovia-porto, poi, essa è una delle cause più gravi e dirette del nostro declino industriale e, voglio aggiungere, uno degli impedimenti determinanti per il rallentato, o mancato, sviluppo del sud. E’ anche per questo che insistiamo tanto sull’integrazione della dorsale multimodale Adriatica: dare al nostro sud una connessione efficiente con i mercati del nord è un atto di giustizia, prima ancora che di lungimiranza politica.

Dopo tre edizione del Forum Pietrarsa gestite ed organizzate da Guido Gazzola dobbiamo aspettarci grandi novità?

Sono molto grata a Guido che ha voluto indicarmi quale presidente di Assoferr quest’anno, e rispetto e stimo moltissimo il suo lavoro, insieme a quello di tutto il direttivo, e dell’associazione nel suo complesso. Penso che insieme costruiremo una bella stagione di presenza associativa forte e anche innovativa, molto attenta a fare proposte sempre concrete, sempre nella direzione di aiutare lo sviluppo delle imprese, siano del mondo ferroviario e non. Qualche novità si incomincerà a fiutare sin dal Forum, anche se, per necessità, in questa occasione abbiamo dovuto mediare con l’approccio di Confetra, che è molto più “tradizionale”. Ma insomma il tempo di capirsi bene e di collaborare al meglio non mancherà, io spero anche con la Confederazione, e le occasioni, nazionali ed internazionali, nemmeno. Quel che posso consigliarvi, se non volete perdervi un bel momento, è di partecipare, il 24 ottobre prossimo, presso il Molo 4 del Porto Vecchio.
Pietrarsa è forte.

 

per leggere l’intervista sulla rivista virtuale: https://www.mokazine.com/read/mobilitypress/mobility-magazine-209?fbclid=IwAR0D2dHlsV8Ix3NCYWzwwqoJ84dncqPWZR3iP9gkQ8gCk0IvIW5oxcDM_7s

per ulteriori riferimenti: https://www.ferpress.it/mobility-magazine-209-expo-ferroviaria-2019-pivetti-assoferr-treno-pininfarina-de-micheli-pisano-decentramento-fiscale-linee-ferroviarie-interrotte-rovana-plumb/

Diffidare del Lampo d’Oriente, detta anche setta del Dio Onnipotente – di Irene PIvetti

 

La chiamano Lampo da Levante, Folgore da Oriente, o anche Chiesa del Dio Onnipotente, ed è una setta pseudo-cristiana, nata in Cina nel 1991, dall’iniziativa di un certo Zhao Weishan, classe 1951. Diffusa prevalentemente nel sud est asiatico e in Australia, si diffonde ora in Nord America ed Europa, non senza suscitare polemiche e contraddizioni. Nel nostro paese è approdata da un paio d’anni scarsi, facendo la dua comparsa tra l’altro sl Festival della Pace, a Rho, nel gennaio 2018, rivendicando per i suoi aderenti lo status di rifugiato.
In realtà in alcuni paesi del Medio Oriente, come Israele e Libano, la setta è segnalata dai servizi di sicurezza, e piu volte i suoi membri si sono visti negare lo status di rifugiato anche in paesi democratici, dalla Corea del Sud alla Germania. In Corea in particolare 800 richieste d’asilo furono respinte in blocco a Jeju Island, nel 2014, per insufficienza delle prove addotte di discriminazione o persecuzione da parte delle autorità cinesi.
A fronte della persecuzione lamentata dai suoi membri, infatti, il governo Cinese contesta invece loro diversi reati, come rapimenti, sfruttamento sessuale, riduzione in schiavitu, e persino un omicidio, commesso nel 2014 nel Mc Donald’s di Zhaoyuan, nella provincia di Shandong, a sud di Pechino.
Reclutamento e radicalizzazione via internet, profili social orientati a manipolare l’opinione pubblica attraverso informazione e disinformazione, aggiungono elementi di modernità allo schema di comportamento per così dire tipico di molte sette.
Ora, è chiaro che l’Italia è e resta fermamente contro ogni violazione ed ogni abuso, garantendo sempre e comunque i diritti reali di immigrati, minoranze e rifugiati. Tuttavia, viste le circostanze, è certamente necessario sottrarsi ad ogni strumentalizzazione, e ponderare con estrema attenzione ogni rivendicazione in tal senso. Per rispetto dei veri perseguitati, per rispetto della verità, e per rispetto della nostra credibilità.

Irene Pivetti

Nelle mani di Conte… ma dove è finito il centrodestra? Irene Pivetti – Puntata Agorà 29 Agosto

i temi affrontati in questa puntata di Agorà sono stati diversi e scottanti.

SIiuramente il tema forte è quello del centrodestra: con chiarezza la lega ha fratturato il centrodestra, nel momento in cui ha fatto il governo con l’M5S utilizzando dei voti degli elettori moderati. Ecco, in quel preciso istante il centrodestra come lo abbiamo conosciuto noi é finito! C’é bisogno di un nuovo protagonismo, che superi l’idea attuale e che dia nuova linfa agli elettori moderati, e di un centro che gli dia voce con una formula più aggregativa e seria ripartendo dai contenuti reali e dai territori. Allora forse ci sará una chance concreta per un nuovo centradestra, basta con queste minestre riscaldate! Ma non solo, adesso si andrà incontro al governo Conte bis, il cosiddetto governo giallo-rosso. Tante polemiche sono state sollevate riguardo questa “nuova formazione”, come se non seguisse le normali procedure costituzionali e legislative. Bene, mi sono sentita di fare chiarezza su un punto fondamentale.

Non facciamo confusione: un conto è l’indicazione politica di maggioranza delle urne, un’altra cosa è che il Presidente del Consiglio incaricato o qualsiasi altro membro dell’esecutivo debba essere anche membro del Parlamento: questa è una grave scorrettezza grammaticale! Un conto, ripeto, è l’indicazione politica di una maggioranza, e su questo sono d’accordo che la costituzione cartacea è diventata un po’ diversa nella sua applicazione materiale, ma i membri dell’esecutivo non devono necessariamente essere eletti nel Parlamento, questa è una questione completamente diversa dalla formazione delle maggioranze. Questo va a colpire un tema molto importante, perché credo che in questa fase sia molto sbagliato indicare delle figure per forza tecniche e non politiche; membro del Parlamento è una cosa, ed esponente politico è un’altra! Abituiamoci a pensare alla democrazia con tutti i suoi strumenti, altrimenti saremmo in preda, più che al populismo, all’ignoranza. Ma in questo mare magnum, ho cercato di trovare anche un aspetto positivo, e sollevare un tema molto importante.

Il tema unitivo tra le due forze di governo -sviluppo economico e ambiente- sembra essere un tema interessante e sfidante, purché non si risolva nel trasformare l’Italia in un’oasi del wwf. Se ciò serve a reinterpretare lo sviluppo e gli investimenti economici tenendo conto dell’impatto ambientale, mi sembra un fattore estremamente positivo. Ad esempio una delle questioni che purtroppo hanno provocato disastri in italia, cioè il difetto di investimento in infrastruttura ferroviaria rispetto a quella stradale che è stata una delle concause della tragedia del ponte di Genova, potrebbe trovare in questo approccio un forte alleato, perché l’impatto dei costi esterni ambientali di un certo tipo di infrastrutture è molto più basso rispetto ad altri. Quindi un approccio vicino ai contenuti e a una vera efficacia di questi investimenti sarebbe una bella risposta agli imprenditori che in questo momento hanno bisogno di porre soluzioni concrete alle loro domande.

Per il resto, siamo nelle mani di Conte…

per rivedere la puntata:

https://www.raiplay.it/video/2019/08/Agora-Estate-1ec8900d-581c-453e-8ffc-5ab1d8929d4b.html

Chi governa deve assumersi delle responsabilità precise rispetto alla crescita dell’Italia non più rimandabile – Irene Pivetti a “L’aria che tira estate”

Il tema interessante di questi giorni è la discrasia tra quello che d’istinto molti vorrebbero, andare alle elezioni, e le nostre regole costituzionali. Dopo un ventennio in cui abbiamo creduto di essere Paese presidenzialista e maggioritario, non cambiando di fatto la costituzione né in un modo né in un altro, con il governo giallo-verde, si è riusciti a riaffermare dei principi che valevano nell’Italia del proporzionale. Tutte le questioni tecniche di alleanze, governi tecnici, mosse strategiche e politiche si scontrano con una sensibilità ed esigenza da parte del popolo italiano di avere risposte concrete, innanzitutto sul piano economico. Come Presidente di Assoferr sento il peso della responsabilità di dare fiato sul piano produttivo, necessitando non tanto di grandi investimenti, quanto di un pensiero strutturato per lo sviluppo industriale dell’Italia. Chi fa politica deve assumersi delle responsabilità precise rispetto alla crescita dell’Italia non più rimandabile.

Il programma economico del Pd e dell’M5s possono tenersi insieme non più di quello della Lega e M5s. Il Pd quando scende in campo, lo fa con tutta la sua “piddiaggine”, mettendoci la propria testa e il proprio programma, che non si può imporre a chi ha governato per un anno e mezzo. Quello che mi auguro, in vista del futuro, è che vengano assolutamente rivisti alcuni criteri per la crescita del Paese. Ad esempio moltissimi di quelli che ripiegano sul reddito di cittadinanza sarebbero felici magari di avere altre scelte e di avere un lavoro. Perché non investire su imprese e fabbriche? chi governa deve pensare a far crescere il Paese dandogli risorse serie da cui ripartire.

Cattolicesimo e politica: non mi disturba che Matteo Salvini baci un rosario in pubblico, anzi la trovo una cosa molto bella, mi disturba che venga fatto alla fine di un comizio politico, perché fa pensare inevitabilmente a una strumentalizzazione.

Questo e tanto altro nella puntata di oggi a “L’Aria che tira estate” su La 7, per rivedere l’ intera puntata:

https://www.la7.it/laria-che-tira/rivedila7/laria-che-tira-estate-puntata-26082019-26-08-2019-279937

Salvini, quanti errori. Ora la riscossa dei moderati. L’intervista di Irene Pivetti per “Cronache di…”

NAPOLI - Gli errori di Matteo Salvini, finito imbrigliato dalla crisi politica da lui stesso innescata, la voglia di riscossa dei moderati per contrastare una Lega diventata ‘partito della polizia’. Irene Pivetti, già presidente della Camera dei deputati (la più giovane della storia della Repubblica e proprio con la casacca dell’allora Lega Nord), analizza con ‘Cronache’ l’intricato momento politico.
Oggi è imprenditrice, presidente di Assofer, l’associazione che riunisce gli operatori ferroviari intermodali, e leader di ‘Italia Madre’, movimento con il quale si è candidata alle ultime Europee, da indipendente nelle liste di Forza Italia. Proprio al partito di Silvio Berlusconi si rivolge senza usare mezzi termini: serve uno scatto d’orgoglio oppure una decisione drastica che lasci spazio a chi vuole ricostruire davvero un’area moderata vincente.

-Intervista di Giuseppe Palmieri-

Matteo Salvini sembrava padrone della scena politica e improvvisamente rischia di finire all’opposizione. Secondo lei dove ha sbagliato?

Il governo poteva durare l’intera legislatura, perché Lega e 5 Stelle avevano trovato un equilibrio perfetto, con due monconi di opposizione che non avrebbero mai potuto saldarsi come Pd e Forza Italia. Potevano farlo cadere solo leghisti e pentastellati. Ed è quello che è successo. Salvini si è fatto abbagliare dal risultato dalle Europee e dalle piazze. Ha creduto al potenziale 40% dei sondaggi, dimenticandosi che aveva il 17% in Parlamento. I numeri reali contano, inevitabilmente. Posso sentirmi molto ricco, ma se non lo sono davvero non posso fare determinati acquisti. Ha fatto una mossa che lo avrebbe destabilizzato in ogni caso, al di là dell’effettivo momento dell’azzardo.

Aver innescato la crisi ad agosto ha pesato?

Ha scelto agosto per due motivi: il primo è che ha aspettato il decreto Sicurezza bis, voleva portarlo a casa a ogni costo per poi spendere questo successo in campagna elettorale. Poi ha tentato di fregare tutti, ma non ci è riuscito. Ha sbraitato, ha usato parolacce, ma non ha considerato che, nonostante siamo abituati da 20 anni a sentire ingiurie contro le istituzioni, ci sarebbe stata una reazione. Avrebbe dovuto essere molto freddo, e invece ha tenuto una temperatura molto emotiva. Ha sbagliato i tempi, non c’è dubbio. Ma ha commesso anche altri errori.

Quali?

Una volta che ha deciso di rompere avrebbe dovuto essere tagliente come una lama. Invece, presentandosi in aula, si è subito mostrato disponibile con i 5 Stelle, li ha chiamati amici, ha aperto al taglio dei parlamentari, dando così la percezione di essersi pentito. Non c’è approccio peggiore per una negoziazione che mostrarsi così arrendevoli. Ha fatto una sequenza incredibile di errori. Ha sbagliato a mettere in discussione l’alleanza, a negoziare in condizioni di debolezza, a non prevedere la reazione degli altri partiti e, infine, a reagire con emotività e con un linguaggio inadatto alle circostanze al durissimo discorso di Conte. Quattro errori che lo hanno fatto ruzzolare giù da altrettanti gradini.

La Lega oggi dice di guardare con attenzione al Sud. Lei è stata in prima linea nel momento della prima grande ascesa del Carroccio. Secondo lei c’è stato un cambiamento ideologico e politico vero rispetto ai tempi in cui si invocava la secessione?

La Lega di Umberto Bossi, quella degli inizi, in realtà guardava anche al Mezzogiorno, puntando sull’autonomia dei meridionali. Mi creda, era così. Ho fatto dei comizi a Napoli nel 1990 per proporre certi temi. Poi il partito ha preso una piega assurda, con i discorsi sulla secessione, che portò alla mia espulsione. Questa di Salvini non si chiama neanche più Lega Nord. Se è sincero con i meridionali? Non lo so, lo spero. Credo che i valori dell’autonomia e della libertà valgono per tutte le realtà italiane, se realizzati in modo bilanciato e serio. Oggi, però, la Lega sembra più il partito alla ‘Law and Order’, la serie tv americana: il partito della polizia. Mancano il tema economico, lo Stato leggero, l’autonomia. E’ tutto sparito. Poi la serietà è necessaria da parte di tutti. Ho visto lo slancio di qualche gruppo del centrodestra che è andato da Mattarella a chiedere il voto. Auguri a chi ancora ci crede. Bisogna ricordare a qualcuno che la Lega ha preso i voti per davvero. E questo conta.

Che idea si è fatta del discorso di Conte e del silenzio di Di Maio?

Credo che in questo caso Di Maio abbia imparato da Conte a valorizzare il silenzio. Il premier si è rivelato un genio della comunicazione. E’ partito sotto zero, ancora due mesi fa lo si considerava non dico un fantoccio, ma un’etichetta appoggiata sul prodotto ‘governo gialloverde’ e non sembrava assolutamente un leader. Poi si è presentato con un discorso molto colto e molto irrituale, perché per 30 minuti ha attaccato il ministro dell’Interno, ma ha sparigliato le carte. Di Maio fa bene a stare zitto. Perché dovrebbe parlare? Ha fatto tutto Conte. Non sono d’accordo con chi dice che il capo politico pentastellato sia finito. Nel duello silenzioso con Salvini, sostanzialmente, ha portato a casa la vittoria. E’ rimasto in piedi quando l’avversario è caduto. Fa bene a star zitto, il silenzio a volte paga.

Lei è stata presidente della Camera. Come ha trovato i toni del dibattito a Palazzo Madama, con tanto di rosari sventolati e riferimenti alla ’ndrangheta?

I toni sono stati molto pesanti, non c’è dubbio. Ma devo dire che non mi impressiono più di tanto quando vedo questi atteggiamenti. Nella legislatura del 1994, quando sono stata presidente della Camera, sono volate persino le botte. In Parlamento bisogna comportarsi in modo civile, perché altrimenti si dà un brutto spettacolo e un pessimo esempio alle persone che si aspettano un comportamento decoroso dai rappresentanti del popolo. Detto tutto questo, però, preferisco un Parlamento in cui ci siano zuffe a un’aula che non sia altro che il notaio morto di qualcuno che decide dal di fuori. Mi scandalizzo molto di più quando, ad esempio, un Parlamento non emette nemmeno una norma di legge e ha un atteggiamento prono verso un governo che pone a raffica la questione di fiducia. Mi rendo conto che la mia possa sembrare una posizione per addetti ai lavori, ma non lo è per niente.

La crisi di governo è entrata nella fase decisiva. Voto o accordo 5 Stelle-Pd?

Era il 9 di agosto quando si pensava al ritorno alle urne. Dopo 15 giorni di approfondimenti parlamentari e discussioni, e dopo le aperture di Pd e 5 Stelle, è chiaro che c’è largo margine per ragionare su un governo parlamentare, come è stato quello gialloverde. Per altro sono convinta che Conte e Mattarella si siano parlati prima del discorso del premier al Senato. Credo che quei toni così duri siano stati concordati con il Capo dello Stato. Il premier ha fatto un discorso di chiusura di uno dei due forni. Senza un dialogo aperto prima, sarebbe stato molto imprudente. Se Conte ha chiuso così pesantemente, con ogni probabilità, è perché c’erano già stati segnali arrivati da qualche pontiere tra dem e grillini. Ritengo sia così, altrimenti avrebbe fatto un azzardo enorme.

Crede in un Conte bis?

Lo troverei molto sbilanciato. Poteva andare al ministero degli Esteri nell’ambito del rimpasto di un nuovo governo gialloverde. Ma quella che oggi definiscono ‘giallorossa’ è una maggioranza nettamente alternativa alla precedente. Sarebbe molto inelegante tenere Conte nell’esecutivo, dopo tutto quello che è successo. Staremo a vedere.

Che ruolo crede possa giocare Forza Italia in questa situazione così complessa?

Se si svegliasse potrebbe giocare un ruolo enorme. E’ il momento dei moderati. Mi viene da dire: Forza Italia se ci sei batti un colpo, altrimenti togliti di mezzo. Quello di Berlusconi è un riferimento importante, è centrale nel Partito popolare europeo, e può rappresentare quei moderati che non vogliono fare lo scendiletto della Lega. Ma questo atteggiamento da sputi in faccia tutti i giorni è irritante e inaccettabile. Ripeto: se Forza Italia esiste ancora batta un colpo, altrimenti sta occupando uno spazio che ha bisogno di essere riempito con dinamismo, energia e credibilità. I moderati rispettano Berlusconi, guardano a lui con grande stima, ma non si può morire restando totalmente fermi a osservare ciò che succede.

Lei è presidente di ‘Italia Madre’: che percorso prevede per il suo nuovo progetto politico?

Italia Madre si è schierata con Forza Italia alle Europee e mi auguro che questo percorso possa proseguire positivamente, senza immobilismo. Abbiamo una base in dieci regioni, presto saremo presenti anche in tutte le altre. Abbiamo già partecipato a campagne elettorale locali e avviato un percorso politico reale. Alle elezioni ci saremo. Vorrei tanto che Italia Madre diventasse una delle forze capaci di aggregare il centro.

Nella sua vita tra politica e il ruolo da imprenditrice, ha accettato qualsiasi tipo di sfida. Qual è la prossima?

La sfida è dare voce ai moderati. Il corpo politico che è in crisi è quello del centro, che ha in Forza Italia un rappresentante troppo pallido e involuto. Berlusconi aveva avuto una bella idea lanciando ‘L’Altra Italia’, poi l’ha stroncata. Perché? Non saprei. Avevo giudicato molto positivamente questa iniziativa, poi non so cosa sia successo all’interno del partito. E ne sono molto rammaricata. A dire la verità Fi ci paralizza un po’ tutti in questo momento. Aspettiamo la mossa di Berlusconi. Ora è a Roma. Sono certa saprà dare una risposta.

di Giuseppe Palmieri

articolo online:

L’intervista. Pivetti: Salvini, quanti errori. Ora la riscossa dei moderati

CENTRODESTRA: BASTA ANCHE SOLO IL CENTRO, NO A SPUTI IN FACCIA DA SALVINI di Irene Pivetti

Nessun problema a stare all’opposizione, ma no a farci prendere a sputi in faccia da Salvini per fare il Centrodestra. Si può fare anche solo il Centro’. Quello che non si può tollerare è di stare all’opposizione facendo la corte a Salvini e allo stesso tempo facendosi prendere a sputi in faccia da lui. Non si deve rinunciare alla propria identità per stare spiaccicati alla destra di Salvini, il quale fa i conti senza l’oste moderato. A me turba moltissimo rinunciare alla mia identità. E senza Centro si vedono risultati instabili, come questo governo. C’e’ il tema fortissimo della crescita economica e questo è uno dei punti su cui si deve fare politica. Io personalmente sono fortissimamente determinata a sviluppare temi che l’elettorato moderato chiede di affrontare urgentemente. Non riesco a comprendere perchè Berlusconi accetti di farsi trattare come una fidanzata brutta e insista nel cercare contatti con lui se uno non ti vuole non ti vuole. Salvini sarà riuscito anche polarizzare il consenso, ma io voglio una ripresa orgogliosa del centro moderato che non sia stampella di una destra che si arrocca e fa la faccia cattiva. La lascio ad altri. Io penso che ci sia spazio per una posizione moderata di ispirazione cristiana che includa i grandi temi del pensiero libero economico. Ed è su quello che si deve costruire il consenso.

Dichiarazione per Adnkronos

 

GOVERNO: SORPRENDE CHE SALVINI NON AVESSE PREVISTO OPZIONE PD-M5S di Irene Pivetti

Salvini ha sbagliato tempi e modi e sorprende che non avesse previsto l’opzione di un governo targato M5s-Pd”. Solo lui  poteva far cadere il governo, lui o Di Maio perchè l’esecutivo si trovava in un incastro perfetto, con le due opposizioni impossibili da collegare. Salvini ha scelto di giocarsi questa carta con l’abbaglio del 40%, ma non era difficile prevedere che i 5 stelle avrebbero provato a mettersi con il Pd. D’altronde questa ipotesi era scritta già al momento della firma del contratto. Un contratto, appunto, non un accordo politico. E che ha funzionato visto che si sono concessi un provvedimento a testa. ”. Ma la linea dettata da Salvini porta danni alla Lega, dato che molto del consenso recente viene dall’elettorato moderato che magari non vuole restare schiacciato dalla destra salviniana, ma affrontare temi come la crescita economica che Salvini ha totalmente abbandonato. E qui il leader della Lega ha veramente deluso. Insomma, alla fine è stato proprio Salvini a mettere la palla nel campo dell’avversario..

Irene Pivetti per Adnkronos

ripresa anche da

https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13494722/matteo-salvini-irene-pivetti-delusa-sondaggi-abbaglio-40-per-cento-danni-lega.html

https://www.silenziefalsita.it/2019/08/21/crisi-di-governo-irene-pivetti-sorprende-che-salvini-non-avesse-previsto-lopzione-pd-m5s/

L’elettorato moderato non può rimanere a bagnomaria per sempre! Intervento di Irene Pivetti ad Agorà, puntata del 21 agosto.

L’elettorato moderato non può rimanere a bagnomaria per sempre!

Il grande assente di questa crisi di governo è Silvio Berlusconi e soprattutto l’elettorato moderato. Oggi è previsto l’incontro tra i vertici di FI e mi chiedo se saranno in grado di recuperare una leadership seria di tutto quel mondo moderato che nelle elezioni europee è rientrato nell’alveo del PPE.  Si sente la mancanza di un attore come questo che stabilizzi il quadro politico italiano!
Nelle scorse settimane abbiamo assistito a risse, scissioni, spaccature, operazione Carfagna & Co, ma i moderati non sono solo questo. Esistono, sono una forza politica determinata e in vista delle prossime elezioni elettorali è importante che abbiano una casa politica chiara. Da moderato dico che non possiamo rimanere a bagnomaria per sempre!

 

Non escluderei l'elettorato moderato dalla partecipazione ad un possibile nuovo governo. É per questo che insisto sull'importanza dell'incontro di oggi di Berlusconi con i suoi. Se si ha la capacitá di non rimanere arroccati ma aprirsi e dare voce ai grandi temi della forza moderata, quali ad esempio lo sviluppo economico del Paese -universalmente condivisibile- allora una chance esiste ed é reale. L'elettorato moderato non rimarrá a bagnomaria per sempre, bisogna svegliarsi e dare un segnale forte! #live per #agorá

Posted by Irene Pivetti on Wednesday, 21 August 2019

Il grande assente di questa #crisidigoverno é Berlusconi. Riuscirá con Forza italia a riacquisire la leadership e dar voce alla grande forza moderata italiana? In caso contrario é necessario identificare un leader e dare una nuova casa politica ai moderati.Il mio intervento #live per #agorá

Posted by Irene Pivetti on Wednesday, 21 August 2019

Mano tesa di Salvini al M5S: vulnus  profondo. Anniversario del crollo del ponte Morandi e sviluppi della crisi politica: Irene Pivetti ospite ad Agorà puntata 14 agosto.

Mano tesa di Salvini al M5S: vulnus  profondo

Tagliare il numero dei parlamentari ha un valore simbolico molto forte per il  MoVimento 5 Stelle . Perchè ieri Matteo Salvini ha detto di fatto “Vi faccio contenti”??  Il punto è l’impatto politico della scelta di introdurre ieri questo tema,  pur sapendo che si aprono riflessioni sulla costituzionalità di tutti i passaggi successivi. Rappresenta sicuramente una mano tesa ai 5 Stelle, ma sotto c’è un vulnus profondo, si conferma che è un governo nato sulle  contraddizioni e anche nella sua fine è pieno di paradossi.

Tagliare il numero dei parlamentari è un’azione contro il Parlamento? Sicuramente no, significa anzi dargli maggior peso. Chiunque sa che se riduci i numeri dei componenti di una Camera rafforzi i parlamentari che ne faranno parte. Di fatto l’ultimo step della lega ha un significato politico dirompente, ma perché avviare un percorso che si sa difficile da completare?

Per quanto riguarda il futuro del Centrodestra è di fondamentale importanza capire che l’alleanza va riequilibrata. C’è un elettorato moderato che non si sente affatto tutelato e l’area moderata deve essere ricostruita su basi nuove.

Cosa succederà ora?
Ci sono scenari contrastanti, il calendario parlamentare è fissato e Conte può  rimettere o no il mandato. Tutto è nelle mani del Presidente Mattarella, che non è Napolitano e non si esime dal fare rilievi di merito, come sul decreto sicurezza bis.

Penso che la discussione durerà a lungo, e sicuramente quella che resterà sul tavolo è una bruciante emergenza economica. Sarà l’Italia a pagarne le conseguenze

PER IL VIDEO COMPLETO DELLA PUNTATA CLICCA SUL SEGUENTE LINK:

https://www.raiplay.it/video/2019/08/Agora-Estate-575e3301-d97a-4b5d-b42e-43abe0b401b5.html

 

La strategia vincente. Irene Pivetti a “l’Aria che Tira” La 7, puntata del 13 agosto

La strategia vincente

La storia politica di Forza Italia dimostra che è impossibile pensare  di rinunciare al proprio simbolo e al nome di Berlusconi, sarebbe  sicuramente un errore. Il nome di Berlusconi significa  stabilità di rappresentazione dell’area moderata, è la strategia vincente per avere il consenso popolare. Rivendico orgogliosamente la mia decisione di presentarmi come candidato indipendente con Forza Italia alle ultime elezioni europee, perché rappresenta i moderati, rappresenta il partito popolare europeo in Italia. Il tema dell’Europa è fondamentale, non solo per quanto riguarda gli impegni, ma soprattutto per il ruolo che l’Italia può ritagliarsi all’interno della nuova legislatura europea. E’ questa la partita principale per qualsiasi partito, perché è dalle nostre scelte in questa fase che dipenderà il nostro futuro.

Facciamo chiarezza sui tempi lunghi delle decisioni, liquidati troppo rapidamente come un voler rimanere “attaccati alle poltrone” .La Costituzione e i regolamenti parlamentari dettano tempi che possano garantire decisioni ponderate e la partecipazione di tutte le componenti.  I tempi garantiscono libertà, non è  sempre un voler allungare i tempi, almeno per chi fa seriamente il suo lavoro.  Quando la politica poi ha le idee chiare le decisioni si prendono con celerità. Non possiamo nasconderci dietro la necessità di fare la legge di bilancio per non votare.

…a questo punto clicca sul video per rivedere la puntata intera!

https://www.la7.it/laria-che-tira/rivedila7/laria-che-tira-estate-puntata-13082019-13-08-2019-279001